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1 novembre 2007

Formichine laboriose e oneste... ma mica tanto però!

Uno studio sul micromondo operaio delle formiche, rivela che non tutti gli esemplari di questa specie sono così onesti e così laboriosi. 
 
di Winston Smith - smith.lafofrmica@gmail.com



Avete presente lo stereotipo della formica operaia e laboriosa contrapposto all'altro stereotipo, quello della cicala (o del grillo) dedita solo ed esclusivamente al divertimento? Bene... dimenticatelo.
Un recente studio sul micromondo sociale delle formiche ha rivelato interessanti scoperte. A divulgare la notizia in Italia è stato il settimanale D di Repubblica una settimana fa. Tom Oliver, ricercatore all'Imperia College di Londra ha scoperto che le formiche, camminando sulle foglie, lasciano tracce di una sostanza con effetti "tranquillanti" per gli afidi, animali che vanno di pianta in pianta alla ricerca della linfa. Gli afidi a contatto con questa molecola, secreta dalle zampe delle formiche, vengono storditi e camminano più lentamente.
E le formiche che pensano di fare di questi afidi? Li mungono... si avete capito bene: le secrezioni zuccherine degli afidi sono una insostituibile fonte di cibo per le formiche!
Gli abitanti del formicaio sono dunque degli impostori? A quanto pare proprio no, ma il loro tessuto sociale sembra più simile al nostro di quanto immaginiamo.
Stando alla ricerca di Tom Oliver, ne esce rivalutata un po' l'immagine del grillo. Lui almeno si diverte e non rompe le scatole a nessuno, tranne che con quel suo odioso ronzare e quel viziaccio che ha: parla troppo!

Sempre nell'articolo pubblicato da D di Repubblica, a firma di Alice Andreoli, si evince che comunque gli afidi trarrebbero qualche vantaggio dall'essere sfruttati. Non sgranate gli occhi: è così!
Come il popolo italiano, a volte, trae vantaggio dallo sfruttamento subito dalla politica (vedasi qualunque caso di carriera veloce in assenza di meritocrazia), così l'azione delle formiche preserva gli afidi dai loro predatori: sono le formiche a difenderli, visto che dovranno "mungere" da loro le sostanze zuccherine. Come in politica: quando un notabile, difende i suoi tesserati e simpatizzanti: non vuole permettere ad altri di succhiar loro il sangue. Secondo la rivista Proceedings of the Royal Society, però, spesso sono le formiche che finiscono per ingoiare gli afidi... come dire: ogni tanto si rompono le balle e se li "pappano". Come in politica del resto... senza una virgla di differenza.

Nell'articolo si fa riferimento anche ad un'altra scoperta di alcuni scienziati polacchi, i quali hanno dimostrato che le formiche "anziane" della colonia, riescono a pecepire quando è arrivata la loro ora. Così si buttano a capofitto in imprese "altruistiche", come la ricerca di cibo in territorio sconosciuti alla colonia. Lo fanno per risparmiare questa incombenza alle giovani leve.  Questo risolleva non poco la reputazione si questi insettini. Ma se paragoniamo questa ricerca alla nostra società, e in particolare alla politica... col cacchio che succede: sulle poltrone di certi politici si è fatto il "fosso" con la forma del loro sedere. Altri aiutano i giovani... per la discesa: li aiutano in politica e li appoggiano solo per far "cazzate"... così poi non sapranno in quale buca cacciar la testa per la vergogna.

Finora siamo stati solo delle povere formiche operaie, che nonostante le tentazioni di un grillo parlante, hanno continuato a fare le formiche operaie. Abbiamo scoperto come diventare formiche "schiaviste" e se si crea solo la minima occasione... saranno guai per i politici e le loro poltrone.




permalink | inviato da WSmith il 1/11/2007 alle 0:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 ottobre 2007

Minacce a Prodi, ma il proiettile e la busta arrivano al Giornale

Silvio Sircana, portavoce di Palazzo Chigi, voleva che venisse dato più risalto alla notizia...
di Winston Smith - smith.laformica@gmail.com

La notizia è di ieri ed è rimbalzata su tutte le testate nazionali e non: alla redazione romana de "Il Giornale" è stata recapitata una busta con un messaggio e un bossolo calibro 9 destinato a Romano Prodi. 
«Dimettiti è l'ultimo avvertimento», questa è la frase scritta sul biglietto. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ieri, Silvio Sircana sulla notizia diffusa da Il Giornale avrebbe dichiarato:  «L'informazione è stata relegata in fondo ad un articolo, per il quotidiano i bossoli inviati a De Magistris e Forleo sono una notizia, mentre non lo è il bossolo inviato a Romano Prodi».
State pensando la stessa cosa che pensiamo noi? Dopo qualche attimo con la bocca aperta - ci sono entratre due mosche, hanno limonato e sono uscite - siamo scoppiati a ridere. Non di certo per il fatto, che giudichiamo ovviamente grave, ma perchè Sircana invece di fare supposizioni, di manifestare sconcerto per il fatto in se, si è arrabbiato perchè il premier è uscito sul quotidiano in un articolo di fondo. Ma roba da matti!




permalink | inviato da WSmith il 19/10/2007 alle 1:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 ottobre 2007

Il primo logo del Pd...

Abbiamo già ricevuto, da Marco, una bozza di un logo utile per il Pd.
Il miglior logo giudicato da noi, verrà inviato come proposta a Prodi per il logo del nascituro partito.




permalink | inviato da WSmith il 17/10/2007 alle 15:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

16 ottobre 2007

Duri a morire...il caso Prodi

di Winston Smith - smith.laformica@gmail.com

Dopo le primarie del 14 ottobre Il Sole 24ore titola: Prodi scrive a Veltroni: «Continuerò con te
l'azione riformatrice». NooOooooOooo!!!!!!! VatteneEEeeeeEee!
E nell'articolo si legge: Il presidente del Consiglio scrive al sindaco di Roma per congratularsi con lui, dopo il risultato delle primarie e ribadisce: «continuerò insieme a te nella attività riformatrice del Governo, con pazienza, dedizione e tenacia». Chiediamo scusa se con gli occhi sbarrati e pieni di stupore ci chiediamo: attività riformatrice del governo? E di grazia... quale? Se quello che questo governo ha fatto finora per l'Italia si può chiamare attività riformatrice, è meglio che Prodi e i suoi prodi scudieri non lo facciano più con dedizione e tenacia! Quanto alla pazienza, il primo ministro dovrebbe chiedersi se gli Italiani ce l'hanno ancora.

A Prodi sembra proprio non andare giù il fatto di non essere amato dalla popolazione. Nello stesso articolo si legge: Per rimarcare la continuità che lega il nuovo partito all'esecutivo, il presidente del Consiglio ha già osservato: «senza il successo di ieri il governo rischiava di saltare». Ha sottolineato come ora si apra « un capitolo nuovo» e con Walter Veltroni, ha chiarito «siamo allenati a lavorare da tanti anni». Dunque, «il successo di ieri rende più sereno il Governo», ha confermato Prodi, che ha sempre guardato a una guida forte per il Pd.

Diamine... il tarlo del dubbio sta già rosicchiando il cervello dei tre milioni di italiani che sono andati a rimetterci pure un euro... in molti si stanno chiedendo: «Ma vuoi vedere che si trattava di una grande festa, organizzata da sti quattro bricconcelli, per raccogliere fondi? E vuoi vedere che è tutta una messa in scena per fare in modo che il governo Prodi vada avanti ancora per molto?»
Negli ultimi tempi si è parlato di precarietà del Governo Prodi, del fatto che non arriverà a primavera. Non sono indiscrezioni provenienti dalla destra, ma cose lasciate trapelare a centrosinistra. Inoltre a questa tesi si aggiungono le incognite di Mastella, che da solo già faceva l'ago della bilancia - anche se i suoi seguaci in Italia hanno votato per il Pd alle primarie - e il caso Dini, che si è fatto il suo partitino Liberali Democratici, pare si chiami... LD ... ovvero: Lista Dini...nient'altro di quello che era.

In Italia siamo maestri nel rimescolare la merda - scusate la licenza poetica - e spacciandola agli occhi degli italiani




permalink | inviato da WSmith il 16/10/2007 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

15 ottobre 2007

14 ottobre è la giornata democratica

di Marco Didio Falco

Il 14 ottobre è la giornata democratica. Lo è per caso, da quando fu proposta per scegliere chi avrebbe guidato la coalizione e sfidato il Cavaliere. Erano altri anni. La gente cercava con ogni mezzo di partecipare e soprattutto disposta a tutto pur di scrollarsi di dosso il peso di un governo, di centrodestra, rapace e vorace, senza attenzione per i più deboli, senza proposte per i giovani ed il loro futuro. Oggi la situazione è decisamente cambiata. Il Governo attuale ha lavorato per cercare di ridurre il deficit e la spesa pubblica, ha portato a termine alcune importanti iniziative ma, c’è molto disagio sociale. È vero anche che ha ereditato un mare di debiti, spese folli, amministrazione pubblica allo sbando. Però queste cose a chi deve combattere per sfangare la giornata interessano ben poco. Alla stragrande maggioranza dei cittadini interessano le piccole cose quotidiane e non i discorsi sui massimi sistemi.

Stamani davanti ad un seggio dove si votava per il PD ho ascoltato questo commento: “non vai a votare? È importante. –fa uno- E l’atro: “fino a ieri ci sarei andato, ma poi ho letto quello che ha scritto Fazio. E le cose che dice mica so’ sbagliate”.

Anche io ho letto il pezzo di Fabio Fazio su PD pubblicato ieri sulle pagine de La Stampa. Un pezzo condivisibile in molti punti. Perché l’Italia ha bisogno di più giustizia sociale, di profonde riforme modernizzatici e di un grande cambiamento nel sistema statale. Il Partito Democratico, che nasce oggi deve essere costruito. Ma l’attenzione su problemi importanti deve essere posta adesso. Adesso, chi sarà la guida del nuovo soggetto, deve porre le basi per una entità che sappia dare risposte concrete per il futuro prossimo. I giovani, il Partito Democratico ha bisogno di giovani. I giovani devono essere coinvolti, la classe politica deve essere rinnovata, non si può dar vita ad un partito nuovo con le teste di chi da 35 anni fa politica e ha accumulato 75 incarichi e …ancora vuole essere un privilegiato.

Il Partito Democratico, deve avere un cuore aperto e la mente lucida. È importante per il futuro del Paese. È l’occasione per scrollarci di dosso la situazione economica addormentata e ripartire.




permalink | inviato da WSmith il 15/10/2007 alle 1:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

13 ottobre 2007

14 ottobre nasce il Pd... speriamo nei sia valsa la pena...


Speriamo che tutto questo sia comunque servito ...

 




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11 ottobre 2007

La civiltà che fa crescere

Abbiamo il dovere di conoscere per superare le diffidenze, le vecchie credenze. Tutti dobbiamo contribuire alla crescita e all'integrazione

di Marco Didio Falco

Arrigo Levi, prima di essere un bravo giornalista è un grande uomo. Come tanti, anche noi abbiamo letto il pezzo che è apparso sulle colonne de La Stampa lo scorso lunedì.

Arrigo Levi con grande senso di civiltà ha difeso la realtà dei rumeni, rom, e degli immigrati in genere. Lo ha fatto senza alzare la voce, con la pacatezza che contraddistingue gli uomini di buona volontà.

Così tanti cittadini, gente comune, ma anche molti che sono stati e, o sono emigranti italiani hanno preso carta e penna e gli hanno indirizzato due righe per ringraziarlo del gesto. Un gesto che contribuisce a stemperare il clima da guerra di religione senza quartiere, una situazione resa esplosiva anche per le manifestazione xenofobe e razziste di alcuni movimenti politici che, non avendo valide argomentazioni politiche, cercano di vivacchiare seminando odio. I paesi che hanno avuto flussi migratori e hanno governato l'integrazione tra le varie entità culturali hanno tratto un vantaggio. In tutti i campi. Ricerca, cultura, economia. pensiamo agli Stati Uniti D'America: un paese fondato sulle migrazioni, costruito interamente sulle forze e gli sforzi degli emigranti, tant'è che i loro abitanti originari sono ormai rinchiusi, in poche unità, nelle riserve. Anche la vicina Francia ha un tessuto razziale fortemente composito. Nordafricani, africani, europei, italiani. Tutti anno contribuito a far grande la Francia. La sua nazionale, campione, era un mosaico di razze, culture e colori. In Italia, un dato di qualche giorno fa lo conferma, crescono le imprese. La spinta viene da immigrati stranieri.

Ecco non comprendo allora la divisione sociale necessariamente, il ricercare le colpe a tutti i costi verso i diversi, verso coloro che hanno usi e costumi differenti, non comprendo perché aizzare all'odio. Sappiamo cosa ha prodotto l'odio razziale nel secolo scorso. Perché gli esponenti di queste minuscole frange non si adoperano per l'integrazione e per la cooperazione? Perché non investono le loro energie per ricercare un dialogo? Conoscendo, dialogando, confrontandosi si gettano le basi per una società migliore che nolente o volente sarà multietnica e multirazziale, contaminata e colorata. Quelli che se ne vanno in giro a regalare maiali tanto per provocare, non hanno un futuro. Non c'è ombra di dubbio che dalla pace, dall'integrazione, dalla conoscenza e dalla cooperazione tra i popoli nascono grandi opportunità. Per tutti. Per le aziende, per le entità culturali, per il turismo per gli stessi cittadini. Del resto come ha ricordato il prefetto di Roma Carlo Mosca in un articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica: “non esistono, persone che per definizione lombrosiana rubano o uccidono; l'equazione romeni uguale delinquenti è da respingere”.




permalink | inviato da WSmith il 11/10/2007 alle 20:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

11 ottobre 2007

155 galli che cantano

Un paese di marinai poeti navigatori e partiti

di Marco Didio Falco - marcodidiofalco.laformica@gmail.com

Tra pochissimi giorni, molti cittadini, prenderanno parte alle primarie per il Partito Democratico. Nel cuore di molti, si fa avanti una speranza. Anzi due: una forza moderna per il terzo millennio e la fine della frammentazione in rivoli politici.

Ha sbagliato previsioni chi pensava che la nascita del Partito Democratico potesse porre fine, nel centrosinistra, al proliferare di liste, listini e partitini, spesso unipersonali. Anche dall'altra parte le cose non cambiano: la ventilata ipotesi di un unica realta conservatrice ha partorito subito un paio di soggetti.

Ma raccontando il paese di Bengodi, senza velleità storicistiche, soltanto dal punto di vista del costume ormai scosciato dobbiamo riportare due fatterelli.

E che poi tanto fatterelli non sono.

Ma partiamo dall'evento che ha visto la presentazione della nuova formazione politica denominata LD, acronimo del nobilissimo nome Liberali Democratici. LD era già presente nel panorama politico italiano. Anni fa i cittadini che sostennero l'ex governatore della Banca Italia Lamberto Dini, sulla scheda trovarono LD Lista Dini. Oggi a distanza di qualche anno, dopo un giro nei DL La Margherita, ecco risorgere LD per non confluire nel PD. Vedremo se la strada imboccata da LD sarà in salita o in discesa, se sosterrà i cittadini, se avanzerà proposte concrete o se diventerà soltanto un acronimo di una lista personale.

Ancora, senza cambiare strada, passiamo alla notizia dei 155 gruppi politici, partiti e liste personali che popolano i boschi d'Italia. Esistono 8 formazioni d'ispirazione socialista, 37 formazioni legate al territorio, 25 formazioni di centro, 4 gruppi che hanno il nome repubblicano ed infine 8 formazioni fasciste e parafasciste.

Ecco l'Italia è un minestrone politico, un insieme di listarelle che hanno consensi da prefisso telefonico internazionale, formazioni che non hanno progetti né strutture territoriali. Spesso sono rappresentate da una sola persona o al massimo dai componenti familiari.

Tutto questo ha un costo per i cittadini che con i loro versamenti sostengono il finanziamento ai partiti, e un tornaconto per gli animatori politici che ricevono flussi di denaro anche per un solo respiro.

Oggi alle soglie del terzo millennio siamo meno un popolo di santi, poeti e navigatori e più un popolo di c...ri .

In chiusura di questo pezzo l'unica notizia degna di nota è quella che annuncia la pubblicazione delle foto giovanili di Miriam Raffaella Bartolini su Chi diretto da Signorini.

All'inizio del salmo 129 De profundis e nessuna nuova...stiamo andando verso gli abissi?




permalink | inviato da WSmith il 11/10/2007 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 ottobre 2007

Le due società civili

In un momento di corsa piena, per il Partito Nuovo che dovrebbe venire mi sembra sano e utile invitare alla lettura, ed alla meditazione, del pezzo-opinione proposto da Lucia Annunzia su La Stampa di oggi.
Eccolo di seguito in tutto il suo impeto.

di LUCIA ANNUNZIATA da La Stampa del 5 ottobre 2007

«I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine».

Parole non di Beppe Grillo, ma di Enrico Berlinguer in una celebre intervista del 1981, a firma di Eugenio Scalfari. Verrebbe da chiedersi, a leggere queste parole, quanto grande sia la distanza (e capire cos’è successo nel frattempo) fra quel partito di Berlinguer e i suoi epigoni. Ma qui non si vuole (e non si osa) fare storia. L’affermazione di Berlinguer ci porta all’oggi per un’altra strada: il leader politico concludeva infatti che il rinnovamento, contro la decadenza della politica e la conseguente «questione morale», dovesse venire dalla società civile.

E da allora la sua idea è rimasta nella memoria profonda della sinistra italiana: periodicamente infatti la formula è stata riproposta - da movimenti ribelli recenti come i girotondi, o dai vecchi gruppi di deputati di «sinistra indipendente», dalle mobilitazioni popolari anticorruzione alla riproposta di rinnovamenti generazionali o di gender. Fino a oggi. Tempo in cui la società civile viene riproposta come un’idea stessa di partito: le primarie per costruire il Partito democratico sono infatti la celebrazione e la formalizzazione di questa sua funzione salvifica della politica.

Con un caveat. E non da poco. Per una concomitanza di eventi imprevedibili, di cui il maggiore è certamente l’adunata di Grillo, proprio in questo momento una serie di pensatori politici fra i più influenti nel centro sinistra osano domandare l’indomandabile: ma esiste poi la società civile?

L’effetto Grillo su questo dubbio è evidente. Vero: il fenomeno è stato etichettato nella casella antipolitica. Ma lo scossone si è sentito anche, e soprattutto, proprio nella definizione del rapporto fra società e politica. È difficile infatti non notare che proprio mentre la società civile viene incoronata protagonista del Partito democratico, la stessa società civile scende in piazza con la pretesa di mandare a quel paese tutti i partiti, incluso il nascente Pd. Da cui una lunga fila di domande. Ci sono allora forse due società civili? Quella di Grillo è società civile? Se lo è, bisogna ascoltarla? Anche se è distruttiva? Anche se va addosso a un governo amico della sinistra? E in che relazioni sono fra loro queste società civili: una che «costruisce» nel Partito democratico, l’altra che lo distrugge? O, dubbio supremo, si tratta forse di una buona e l’altra cattiva?

A complicare le cose ci si è messo il premier Prodi, che, preso alla sprovvista come tutti, ha rilanciato: la società civile non è migliore della politica che la rappresenta. Affermazione che - portata alle sue estreme conseguenze - ha dentro un forte elemento di delegittimazione del processo del Partito democratico. Se infatti la prima non è migliore della seconda, dove va a finire il principio della società civile che rigenera la politica?

Qui è il dibattito. E non è un caso che per la prima volta ci siano segni di un certo disagio dentro un’area di intellettuali di solito molto netti. Ad esempio, su Repubblica lo storico Ginsborg, voce molto influente del girotondismo, cioè di un movimento che ha fatto una bandiera della società civile, sotto il titolo: «Società civile. È davvero migliore del Palazzo?», dopo averla celebrata, aggiunge: «A queste caratteristiche di fondo, bisogna aggiungerne altre, purtroppo tutte negative. Manca in Italia una vera tradizione di autonomia della società civile. Quest’assenza, legata alla debolezza della tradizione liberale, ha permesso ai partiti di occupare i posti di comando delle istituzioni e della società, mossi non dal desiderio di democratizzare Stato e società, come vorrebbe la società civile, ma con l’intento di imporre un modello ferreo di auto-perpetuazione, di origine democristiana». Il che suona come un’indubbia limitazione del potere di redenzione della società civile. Il Manifesto, che è pronto a capire i sintomi della crisi di un concetto, rilancia pubblicando un pezzo di Lucio Colletti d’annata, il 1969, con questa motivazione: «Da allora sono passati quasi quarant’anni, ma non abbiamo cambiato parere: il Palazzo è ancora il figlio legittimo della società, che arbitrariamente si autodefinisce civile». Un colpo d’ala marxista, insomma, da parte del quotidiano che ancora si definisce comunista e che ripropone la «società delle classi» in opposizione alla molto generica «società civile».

Ma il colpo d’ascia indiretto e fatale inflitto all’intera idea può essere considerato la serie di articoli con cui il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, affossa il fenomeno Grillo: la piazza di Bologna come l’ennesimo riproporsi del virus del qualunquismo, populismo, anarco-individualismo che corre da sempre nelle vene dell’Italia. Se così è - e così potrebbe essere -, come affidare alla società civile nientemeno che la creazione di un nuovo partito, la salvezza della politica?

E dire che un grande pensatore della politica, come Bobbio, sulla società civile aveva tracciato una strada chiara. Nel Dizionario di Politica di Bobbio, Matteucci e Pasquino (Utet), la società civile viene designata in tre diversi rapporti con lo Stato: pre-statale, anti-statale, post-statale. Mai, tuttavia, come rigenerazione dello Stato.

Sarà per tutto questo che, alla fine, le liste del Pd , per quanto accattivanti, dense di nomi, e animate da un vero entusiasmo, sembrano straordinariamente poco nuove. Più un’operazione per portare dentro un pezzo di politica che era in attesa di entrare, che l’annuncio di un rigoglioso nuovo organismo.




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4 ottobre 2007

Palazzi e bilanci

Governi, regni d'Europa e del mondo secondi, per costi, al Governo Italiano...

di Gian Battista Verando

In queste settimane di antipolitica, in questi giorni di tagli indiscriminati, come l'Ente Risi anche si autofinanzia, in questi giorni frenetici alla ricerca di un capro espiatorio, di sabbia da gettare negli occhi, ai frequentatori del blog regaliamo un specchietto ripreso dal giornale La Stampa.

Il Quirinale ha un bilancio di 235 milioni di euro annui, seguono la Casa Bianca con 136,5 milioni di euro, Backingham Palace con 55 milioni di euro, l'Eliseo con 32 milioni di euro, la Presidenza Federale della Germania con 25 milioni di euro, la Corona svedese con 10,5 milioni di euro, e chiude la lista il palazzo della Zarzuela con 8 milioni di euro.




permalink | inviato da WSmith il 4/10/2007 alle 21:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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