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26 ottobre 2007

Dei poveri Cristi e dei massimi sistemi

Tra storie quotidiane di miseria e degrado, storie di trame e discorsi intorno ai massimi sistemi




di Marco Didio Falco

Roma - Il nostro diario oggi esordisce con una notizia di qualche giorno fa. Una storia, se confermata, di una crudezza senza precedenti. Un uomo, nel modenese, faceva prostituire la moglie perché strozzato dai debiti. Un mutuo di 25.000,00 euro per un auto, ereditato dai suoceri per cui si era fatto garante. Per far fronte alle difficoltà economiche - con l'aiuto di un amico che gli aveva prestato e guidato l'auto, essendo lui senza patente - l'operaio con regolare lavoro aveva deciso di far prostituire la moglie e l'aveva accompagnata sulla strada, assieme alle due figlie di 7 e 8 anni, che non sapeva a chi lasciare. Una storia che vede un contesto di miseria e degrado, e che ha come come protagonisti cittadini italiani: con una vita normale e nessun precedente con la giustizia. “Brava gente” , poveri cristi, attori in una società che non permette distrazioni in un paese dove tutti fottono l'altro finendo fottuti.

In questa storia triste siamo con gli attori principali, qualora fosse verificata la tesi raccontata ai carabinieri, ma siamo soprattutto con le due bambine. Una infanzia grigia, che speriamo venga subito rimossa dalle due piccole.

Quella che abbiamo appena raccontata è una storia quotidiana, una storia che molti nel nostro paese ormai possono condividere, anche perché la cittadinanza è interessata alla sopravvivenza quotidiana e non ai discorsi sui massimi sistemi.

A proposito di discorsi sui massimi sistemi c'è da registrare il vento di crisi che è iniziato a spirare. La prima baracca scoperchiata è la Rai. Intanto sul versante Democratico, nel senso di Partito, sono in atto grandi manovre: stando ai soliti ben informati Walter Veltroni non intende far logorare il “cittino” da un Governo che fatica a comunicare con il Paese, allora ben venga un referendum che portasse al taglio dei piccoli partitini e dei cespuglietti. Ma tra Walter e Romano, intanto si è rinverdita l'amicizia degli anni che furono. Tutto è accaduto, sempre stando agli informatissimi, il 22 ottobre scorso, e l'accordo porterebbe anche all'isolamento dei notabili, quegli stessi che sono stati grandi elettori del leader PD.

Mentre da noi ci arrovella il cervello con strategie e trame di palazzo, come in una puntata di Dinasty, in Spagna, Josè Luis Zapatero, quarantaseienne capo del Governo, benedice il Libretto rosa, una sorta di istruzioni pratiche per le donne che aspirano al potere in un mondo di troppi maschi. Questa pubblicazione con il titolo accattivante “Ricette di donne per fare politica” contiene in 129 pagine i consigli delle migliori intelligenze zapateriste per far contare le donne.

In Italia le novità fioriscono a ritmo sostenuto. Dopo trattative raddoppieranno i poliziotti rumeni che collaborano con le nostre forze di polizia. Da 5 diventeranno 10. Un passo avanti per arginare il fenomeno delinquenziale.




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24 ottobre 2007

I Blogger la spuntano contro la legge ambigua per l'editoria

Tutti, anche chi l'ha scritta, ora dicono che la legge va cambiata.

di Marco Didio Falco

Roma - I blogger italiani ora saranno tranquilli. L'incubo paventato dalla proposta di legge portata avanti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lo stesso firmatario della proposta il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ricardo Franco Levi ha dichiarato: “ La legge si rivolge al mercato dell'editoria, cioè soltanto agli operatori professionali dell'informazione”. Perciò i siti amatoriali, i blog genuini e sanguigni queli non verranno toccati. Del resto lo stesso ministro per le Comunicazioni, Gentiloni aveva riconosciuto l'ambiguità del testo. Un testo di legge come molti, prossimo all'ambiguità. Certamente se fosse passata la prioposta originaria si sarebbe scatenata una “iradiddio”. Già perchè gli utenti silenziosi della rete ammontano a qualche milione ed i blogger in Italia ormai sarebbero circa 350.00. In altre parole un esercito silenzioso che al momento del voto esprimerà il loro giudizio. E siccome, anche il Vice-Premier Rutelli ha sentenziato: ”se cade il Governo si va al voto” il popolo della Rete è meglio tenerselo buono.




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23 ottobre 2007

W il rosso che non c'è più. Anzi W il rosso Trevi

Nelle città grigie, tra musei come obitori, la politica mummificata e creativi scomparsi irrompe l'omino con il cappellino da baseball. Un fiume rosso scuote il torpore.


 

di Marco Didio Falco

ROMA — Sono trascorsi alcuni giorni dal fatto che ci tenuti con il fiato sospeso. Come si è sparsa la notizia tutti abbiamo temuto per la “Bella Fontana”. Tutti abbiamo pensato alla fine del mito, un mito nato dall'idea geniale di Fellini. Del resto la Fontana di Trevi è sicuramente la Fontana più famosa del mondo e, se esistesse un ordine delle fontane, questa sarebbe la sua presidentessa. Ma veniamo al fatto di cronaca e al suo sviluppo, diciamo pure sociologico.

Domenica, un autore, un artista, un classico dell'arte, qual'è Ugo Nespolo, sulle pagine de La Stampa commentando il gesto del futur-pop omino con il cappellino da baseball ha sentenziato: “Fontana di Trevi Rossa. Finalmente! Evviva!”

E Nespolo non è il solo a benedire “l'azione”. Sulla sua stessa linea si sono schierati anche Ennio Morricone, Premio Oscar alla carriera, che in una uscita a metà dice: “ Quel tizio si merita una multa, ma ha avuto davvero un'idea geniale”

Così con i due litri di anilina, colorante ad acqua usato per tingere legni, versati dall'omino con il cappellino da baseball, si è ringiovanita una casta e pudica fontana che ogni giorno subisce, impassibile, l'orda dei turisti che barbaramente fiondano con un gesto pagano la monetina. Già perché il rito della monetina è una trovata per far lasciare ai turisti, intruppati, un ulteriore obolo, una trovata senza senso, senza un fondamento, come i tanti riti propiziatori di certa magia cialtrona.

Infatti anche un attento osservatore del degrado del costume come D'Agostino si schiera a fianco dell'omino con il cappellino da baseball. Lo fa a suo modo: “è incredibile quante e-mail mi siano arrivate in poche ore. Tutte a favore del gesto d'arte. In fondo, davanti a quell'immagine della fontana rossa, anch'io ho pensato: oddio, è risorto Andy Warhol!”

E ancora Nespolo riferendosi al gesto: “meglio delle idiozie educate di un Christo o degli impiccatini milanesi delle boutique cattelanesche”.

Ma se possiamo aggiungere ancora qualcosa, dobbiamo dire, dobbiamo riconoscere, che tingere la Fontana di Trevi Rosso vermiglio ha fatto bene. È un gesto che rompe. Un gesto simbolico che magari non è stato digerito dai bigotti, mummificati che con il loro pensiero come carta pecora aspettano immobili lo scorrere del tempo. Tutti i festival, tutti gli happening, tutte le manifestazioni per vivere, non per sopravvivere, hanno bisogno di vita, di sangue, in senso metaforico, che scorre, di idee e di genialità. Non hanno bisogno di routine. E forse con il suo gesto, l'omino con il cappellino da baseball, inconsciamente è riuscito dove altri hanno fallito. É riuscito catapultare tutto l'interesse mediatico sul Festival del Cinema, rompendo la monotonia degli uffici stampa e il grigiore del parterre. È un segnale che va contro un certo immobilismo della stessa politica. La creatività, eccetto rare eccezioni, è istituzionalizzata, grigificata e guardandola con gli occhi dell'artista Moral conveniamo nel giudizio che “i musei sono come gli obitori”.

Del resto il museo è un corpo che sta nel ventre della città e le città di oggi hanno la caratteristica di essere grigie, i prati sono gialli e la gente è infelice, per questo diciamo viva il rosso, quello che il torero alza contro il toro, quello delle bandiere dei lavoratori, quello delle rose, quello della Ferrari, quello delle botti, e quello della Fontani di Trevi.




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23 ottobre 2007

Se si torna alla urne "non voto"!!!

Male la destra, male la sinistra. Male le sperimentazioni centrosinistra e centrodestra. C'è rimasto il "su" e il "giù". Entrambe impercorribili come vie alternative... la soluzione è: non andare a votare.

di Winston Smith - smith.laformica@gmail.com

«Destra sinistra, su ...giù... centro... sono tutti uguali: se si va alle urne, non voto». E' quanto ripetono in linea di massima gli italiani apaprtenenti ad una certa schiera di intellettuali, fino a ieri politicamente impegnati e ora totalmente delusi dalla politica italiana.
Sono 15 anni che la popolazione si "tura il naso", e vota per il male minore. Come dice un giovane attivista politico: «Se devo scegliere tra una tubercolosi e un cancro in metastasi, scelgo la prima...ho più possibilità di curarla».
Dopo 15 anni il tessuto sociale dell'Italia non cambia. Anzi si sgretola sotto il colpi di un giudizio più pesante di quello della magistratura: quello dei cittadini.

Da una parte Prodi, da una parte Berlusconi. Se prendessero un italiano a caso, lo mettessero dinanzi a Prodi e Berlusconi, ed entrambi gli dicessero: «vieni da me!», il poveretto scapperebbe a gambe levate.

Secondo Berlusconi gli italiani sarebbero stanchi «ne hanno abbastanza» ha detto. Eggià... ne avevano abbastanza pure quando c'era lui al governo, eppure hanno retto 5 lunghissimi anni, per dare al Cavaliere (ma poi cavaliere di cosa?) il benservito.
Complice una legge elettorale "porcata" - così l'ha definita l'odontotecnico che l'ha redatta, tale Calderoli, dandosi automaticamente, da solo, del cretino - il Governo Prodi dondola sempre. Per carità: se dondola noi siamo contenti, ma Berlusconi deve ancora imparare molto sulla Costituzione della Repubblica Italiana.
L'abbiamo già detto e ripetuto più volte: se ci sarà una nuova maggioranza, pronta a governare, all'interno del parlamento, non si andrà alla urne. Napolitano formerà un nuovo governo, forse anche un Prodi - bis.
Ma con tutti i soldi che c'ha, il Berliuska, potrebbe iscriversi a Cepu e pagarsi due corsi di diritto costituzionale. o No ? Che diamine... ma è mai possibile poi che gli permettano di sputare sentenze, sempre e comunque? Diceva un vecchietto sotto casa ieri: «Ce l'ha i soldi tu? No? Allora non capisci un c.... C'hai giornali e televisioni tu? No? Allora non capisci un c...». E' proprio questo il punto. Un cretino che si spaccia per giornalista, di cui non faccio il nome perchè troppo insulso, una volta l'ha definito non a caso "Sua emittenza". Una vera e propria leccata di cu.... da parte del giornalista, ma che nei lettori ha avuto un effetto abbastanza contrario alle aspettative.

Berlusconi vuole una mobilitazione generale contro il governo per il 17 e il 18 novembre. Come riporta il Sole 24ore di ieri, Berlusconi avrebbe detto: «Più grande sarà la partecipazione e più grande sarà la mobilitazione in ogni angolo del Paese, più forte sarà la possibilità di tornare subito al voto per restituire la parola al popolo sovrano». Occhi sgranati come al solito: Berlusconi parla di popolo sovrano? Che che al popolo l'ha messa in quel posto per cinque lunghissimi anni? Mobilitazione? Ma che siamo negli anni sessanta? E poi: ma fosse diventato comunista il cavaliere... del resto ora che i rossi non ci sono più, tranne qualche sporadica apparizione di Bertinotti e Diliberto, qualcuno dovrà pur fare il capopopolo... e allora Silvietto s'è reinventato rivoluzionario all'inverso.

Parla parla e da fiato alle trombe. Senza però chiedere appoggio agli altri partiti della coalizione.
Scrive una lettera ai suoi deputati: «Caro Amico, Forza Italia è nata per difendere la libertà - quella sua, quella di far come c...o gli pare. Berlusconi è preoccupato per «l’emergenza democratica che oggi, come nel 94 minaccia il paese: il ritorno delle sinistre al governo contro il volere della maggioranza degli elettori ha purtroppo riportato indietro di dieci anni l'orologio della politica».
Le sinistre? Ancora co sta storia? Crede che siamo tutti scemi: crede che con lo spauracchio dei comunisti noi voteremmo per lui. Piuttosto non voto.
Parla poi di «un solco incolmabile tra Palazzo e cittadini». Lui... che dei cittadini si è infischiato per 5 anni...Secondo il cavaliere (ci chiediamo sempre: cavaliere di cosa?) saremmo vicini al colpo di Stato. Continua a spolverare questioni sulle tasse (lui non le ha messe...no!) immigrazione (l'unica cosa sulla quale potrebbe parlare, visto che il suo scudiero Fini brucerebbe tutti gli extracomunitari) e come se non bastasse: la minaccia comunista e delle libertà (sempre la sua). Sulla minaccia comunista potremmo dire: la storia ha dimostrato come in tutto il mondo, il comunismo si sia disgregato lentamente. Come la cultura occidentale ha dimostrato di non tollerare nessuna tipologia di "comunismo". In Italia i Ds, ec comunisti, sono scomparsi e si sono fusi con i preti. In Cina... in una Cina comunista in cui è entrato il capitalismo con tutti e due i piedi, si parla di democratizzazione come unico processo che potrebbe mantenere in vita lo stato, fondato su un comunismo decine di migliaia di volte più mobido di quello russo...
E Berlusconi accusa l'attuale Governo di aver messo gli orologi indietro di 10 anni... se Prodi sta solo dieci anni indietro, le teorie prospettate da questo Berluska travestito da Nostradamus, sono vecchie di sessant'anni. A sentirlo sembra di stare nel '48 prima della svolta Democratica di Togliatti... Ma del resto il Migliore, se fosse ancora vivo sarebbe coetaneo di Berluska...

I comunisti in italia non ci sono più (per questo proproniamo il "non voto"). E quando c'erano non avevano intenzioni rivoluzionarie.

A forza di spararle Berlusconi l'ha commessa grossa. Antonio Mazzocchi di Alleanza Nazionale, ha ricordato al cavaliere (di cosa? non si sa ancora) che il 17 e il 18 c'è già qualcosa in programma. «Sabato 17 novembre – ha detto Mazzocchi all'Unità - abbiamo già organizzato da tempo, il primo meeting nazionale dei Cristiano Riformisti, come momento di politica unitaria del centro destra». Unitaria, appunto.
A parte che i riformisti dei cristiano - cattolici, dovrebbero esser andati nel Partito Democratico, quindi immaginiamo quanti trombati della politica nazionale saranno presenti a questo meeting. Ma se già c'è questa iniziativa in piedi, chi andrà a quella voluta da Berliuska? (ho scritto Berliuska di proposito...con la pronuncia milanese).
E poi dice che nel Governo Prodi la mano destra non sa quello che fa la sinistra. Sono tutti uguali: non voto!!




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21 ottobre 2007

I blog universali

di Marco Didio Falco - marcodidiofalco.laformica@gmail.com

La rete esiste. Esiste non perché semplicemente e fisicamente esiste, ma esiste perché c'è, la vediamo e soprattuto fa parlare di se.

È bastata l'anticipazione di qualche riga della nuova legge sull'editoria proposta dalla Presidenza del Consiglio e approvata dal Consiglio dei Ministri, a scatenare le ire dei tanti cittadini che la utilizzano e vedono in questa l'unica vera arma per poter esprimere il proprio punto di vista. Non siamo in un regime, ma comunque se esci dal coro non ti permettono di cantare.

Oggi abbiamo letto le giustificazioni del Sottosegretario Ricardo Francio Levi sulla questione.

Senza aggiungere nulla ed alcun giudizio sul capitolo blog lasciamo la parola al Ministro delle Comunicazioni

Paolo Gentiloni che nel suo blog scrive:

«l’allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato: il disegno di legge sull’editoria, proposto dalla Presidenza del Consiglio e approvato una settimana fa in Consiglio dei Ministri, va corretto perché la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive». “Naturalmente mi prendo la mia parte di responsabilità, come ha fatto anche il collega Di Pietro nel suo blog, per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri. Pensavo che la nuova legge sull’editoria confermasse semplicemente le norme esistenti, che da sei anni prevedono sì una registrazione ma soltanto per un ristretto numero di testate giornalistiche on line, caratterizzate da periodicità, per avere accesso ai contributi della legge sull’editoria».

«Va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog ho sempre sostenuto questa tesi, sia in parlamento che nei dibattiti pubblici (anche martedi scorso, rispondendo a una domanda di Fiorello Cortiana). Il testo, invece, è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l’attività di molti siti e blog. Meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato. Riconosciuto l’errore, si tratta ora di correggerlo. E sono convinto che sarà lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi a volerlo fare».

Così si è espresso Gentiloni.

Aggiungiamo il commento di Franco Abbruzzo, giornalista e docente di Diritto dell'Informazione, sulla vicenda cita una sentenza in merito.

La questione della registrazione delle testate giornalistiche esaminata anche sotto il profilo storico. La terza legge sull'editoria (n. 62/2001) "letta" alla luce della delibera n. 236/2001 dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; dell'articolo 31 (punto a) della legge n. 39/2002; dell'articolo 7 (comma 3) del Dlgs n. 70/2003; dell'allegato N ("lavoro nei giornali elettronici") del Contratto nazionale di lavoro giornalistico 2001-2005 e della legge professionale dei giornalisti n. 69/1963

Testate on-line, la registrazione presso i tribunali obbligatoria quando l'editore chiede finanziamenti pubblici, prevede di conseguire ricavi, rispetta una regolare periodicità e impiega giornalisti.

Nel Roc soltanto gli editori

Si può sostenere legittimamente e ragionevolmente che sono da registrare nei tribunali (con un direttore responsabile) tutte le libere manifestazioni del pensiero rivolte al pubblico e strutturate come "giornale" (sia esso di carta, radiofonico, televisivo, oppure utilizzante "ogni altro mezzo di diffusione" che oggi è internet). Una sentenza milanese va in questa direzione:"Alla luce della complessiva normativa in tema di pubblicazioni diffuse sulla rete Internet, risulta ormai acquisito all'ordinamento giuridico il principio della totale assimilazione della pubblicazione cartacea a quella diffusa in via elettronica, secondo quanto stabilito esplicitamente dall'articolo 1 della legge 62/2001. Tale definizione incide e amplia quella contenuta nel Rdlg 561/1946 secondo cui non si può procedere al sequestro delle edizioni dei giornali, di pubblicazioni o stampati - contemplati nell'Editto della stampa 26 marzo 1848 n. 695 - se non in virtù di una sentenza irrevocabile" (Tribunale di Milano, II sezione civile, sentenza 10-16 maggio 2002 n. 6127 in Guida al Diritto n. 47 del 7 dicembre 2002).

Infine, se la normativa non venisse modificata, saremmo costretti a fare un parallelismo: anche a Myanmmar hanno limitato e vietata la Rete.




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21 ottobre 2007

Povera Italia, cieca è la giustizia?



La Procura toglie l'inchiesta a De Magistris

da www.pupia.tv

CATANZARO. Colpo di scena nell’inchiesta “Why Not” che vedrebbe coinvolti il ministro della Giustizia Clemente Mastella e il premier Romano Prodi. La Procura di Catanzaro ne ha sollevato dall’incarico il pm titolare, Luigi De Magistris. Il motivo sarebbe legato all’incompatibilità del magistrato ad indagare su Mastella, il quale ha chiesto il suo trasferimento.

La decisione è stata adottata dal procuratore generale Dolcino Favi, che ha applicato l’articolo 372 lettera A del codice di procedura penale, secondo il quale il procuratore è obbligato a disporre l'avocazione dell’inchiesta nel momento in cui si presenti una situazione di incompatibilità con il titolare dell’inchiesta stessa. “Se questa notizia è veritiera, non avendo ricevuto alcuna notifica, ci avviamo al crollo dello stato di diritto, registrandosi anche, nel mio caso, la fine dell'indipendenza e dell'autonomia dei magistrati quale potere diffuso”, ha commentato a caldo De Magistris, lamentandosi poi dell’ennesima fuga di notizie riservate che riguardano il suo ufficio, le sue indagini e la sua persona. Dal congresso nazionale delle camere penali a Treviso, il Guardasigilli Mastella ha detto di essere sereno, in attesa dei giudizi, come per il caso del Calcio Napoli da cui è stato prosciolto. “Bisogna comportarsi con serenità – ha affermato - e aspettare il giudizio terzo che arriva. Lede la giustizia motivare tutto in maniera chiassosa. Io rendo omaggio a tantissimi magistrati seri che, in anonimato, con umiltà, pazientemente e tra molte difficoltà, applicano la giustizia”. L’inchiesta di De Magistris riguarda un presunto comitato d’affari, con sede nella Repubblica di San Marino, che avrebbe gestito ingenti fondi pubblici europei e statali destinati alla Regione Calabria. Al centro delle indagini il numero di un telefono cellulare intestato alla Camera dei deputati. Numero registrato nella rubrica dell’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria, che poi si è scoperto appartenere a Mastella. A carico del ministro ci sarebbero le accuse di finanziamento illecito al partito, truffa e abuso d’ufficio, quest’ultimo reato contestato anche a Prodi. Nelle ultime ore si è appreso che nei confronti di Mastella non figura, come invece era stato detto, l’accusa di violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete (massoneria).

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Intoccabili e incompatibili

da 
www.isinsardegna.it

L'inchiesta "Why not" sottratta al magistrato De Magistris, colpevole di aver iscritto nel registro degli indagati il ministro della Giustizia. L'Italia si conferma Stato a "legalità limitata"

Il magistrato Luigi De Magistris è incompatibile: non può indagare sul ministro Mastella poiché il ministro ha chiesto il suo trasferimento. Nessuna confusione: l'incompatibilità non è tra il ministero della Giustizia e Clemente Mastella, ministro iscritto nel registro degli indagati per reati gravi come finanziamento illecito al partito, truffa e abuso d'ufficio ma tra chi ha fatto quelle indagini e poi si è visto recapitare ispezioni ministeriali e richieste di trasferimento dal ministro in odore di indagine.
Può restare in carica un ministro della Giustizia in presenza di accuse così gravi? No. In nessun paese dove il rispetto per le istituzioni, per i cittadini è reale e effettivo. In Italia accade il contrario: fedina penale sporca e/o frequentazioni malavitose sembrano il lasciapassare verso le cariche più alte.
In questo caso non solo il ministro non sente il dovere di dimettersi ma nessuno nel governo e nel Parlamento queste dimissioni le chiede. La solidarietà a Mastella è stata e continuerà a essere unanime.
Al contrario il magistrato isolato e accantonato, perché colpevole di fare troppo bene il suo lavoro per gli standard richiesti, verrà destinato ai ricorsi delle contravvenzioni stradali, sempre che abbia voglia di proseguire in questo mestiere. «Posso solo dire che ancora una volta vengono rese pubbliche a mezzo stampa notizie riservate che riguardano il mio ufficio, le mie indagini, e la mia persona. Se è vero quello che l'Ansa ha scritto, non avendo io ricevuto alcuna notifica ci avviamo al crollo dello stato di diritto, registrandosi anche, nel mio caso, la fine dell'indipendenza e dell'autonomia dei magistrati quale potere diffuso». De Magistris qui però sbaglia. Insistere sulla contrapposizione tra politica e magistratura è fuorviante. Anche se a beneficiare della decisione è un politico, chi ha disposto il suo trasferimento, sulla base di una legge prodotta dal Parlamento e precisamente l'articolo 372 lettera A del codice di procedura penale, è un magistrato. Mele buone e marce ci sono in ambedue i cesti. L'unica divisione è tra chi è onesto e chi non lo è. Le carriere si separano lì.




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19 ottobre 2007

Ultimi di tutto il Mondo...unitevi

 

A Macerata, operaio preoccupato di non riuscire a pagare il mutuo, si uccide in fabbrica, il Papa tuona:“ lavoro stabile, sicuro e dignitoso”. Domani la manifestazione contro la precarietà.

di Marco Didio Falco

Siamo nell'era della globalità, nell'epoca della velocità. I media in questo sono primi attori. La rete poi vince su tutti. Così dai giornali on-line apprendiamo che un operaio, un uomo di 43 anni si è suicidato nella fabbrica dove lavorava, la "Meloni" di Tolentino, in provincia di Macerata. Si è impiccato con una corda al collo. Stando alle prime ricostruzioni, l'uomo, residente a Pollenza era in condizioni di depressione perché non riusciva più a pagare con il suo solo salario il mutuo della casa, dopo che la moglie era stata licenziata nei mesi scorsi dal suo impiego precario.

In precedenza, con due stipendi, la coppia pagava le rate senza particolari difficoltà. Poi, dopo il taglio di uno dei due redditi familiari, la situazione si è diventata più difficile da affrontare fino a sfociare al gesto estremo del suicidio. Una denuncia forte contro uno stato di cose divenuto insostenibile, dove c'è chi si impicca e chi dice viva le tasse. Un pensiero alla figlia di sei anni, che forse per tutta la vita avrà sulle spalle il fardello di questo evento triste.

Sostenere le famiglie in difficoltà, è un dovere per uno stato. La solidarietà per chi si trova in difficoltà deve essere prioritaria rispetto a tante altre discussioni. Priorità alla creazione del Fondo di solidarietà per sostenere i cittadini che si trovano in difficoltà temporanea nel pagamento delle rate di mutuo per la prima casa. Chi contrae un mutuo per la prima casa va sostenuto ed aiutato. Lo stato dovrebbe, anche attraverso il Ministero della Solidarietà e di concerto con tutti gli altri Ministeri ed Enti competenti, promuovere un'azione che stabilisca per i mutui della prima casa un tasso fisso dell'1%. Altrimenti continueremo a pensare che esistono cittadini privilegiati e cittadini strozzati.

Anche il Santo Padre, Benedetto XVI, senza troppi giri di parole ricorda a chi governa la situazione ormai insostenibile, soprattutto nelle grandi città. In modo diretto in un messaggio indirizzato al responsabile della Cei in occasione della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, Benedetto XVI sottolinea che «quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso».

Il risvolto, il “lato B” degli eventio sopra raccontati è rappresentato da un articolo al vetriolo riportato dal sito www.lastampa.it, dove si tratta di sperperi pubblici: 45 milioni di euro per il sito www.italia.it, che dovrebbe promuvere l'Italia nel mondo. Nell'articolo si citano fatti, denunciati da varie fonti e addetti ai lavori, si rilevano una serie di strafalcioni, degni degli alunni somari.

Abbiamo fato un giro, un'escursione sul sito e anche noi abbiamo trovato errori, e mancanze.

Di seguito due esempi relativi alla provincia di Rieti:_ itinerari religiosi ecco il periodo come appare.

(...)Ma la storia del Santo si lega anche ad un’altra parte d’Italia. Si tratta della Valle Reatina, nel Lazio, e dei luoghi dove egli trascorse lunghi periodi. Da Poggio Bustone, dove Francesco ebbe il perdono dei suoi peccati, a Grieccio, dove si trova il più famoso santuario, inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. Da Fontecolombo, dove, nel 1223, Francesco scrisse la Regola Definitiva del suo Ordine, e per questo la cittadina è chiamata anche "Sinai Francescano", al Santuario de La Foresta, dove, tradizione racconta, il Santo fece uscire un’enorme quantità di vino da pochissimi grappoli d’uva.

Sempre in terra Sabina, nella sezione da Vedere, viene dimenticata addirittura l'Abbazia di Farfa, mirabile esempio di bellezza universale.




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