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G generation, bamboccioni e precariato...l'Italia che va a rotoli

di Winston Smith - smith.laformica@gmail.com 

Precariato, salari bassi, condizioni precarie a livello economico generalizzate per tutti. Trentenni che non schiodano da casa (ma anche quarantenni) e famiglie costrette a sostenere questi “non più tanto giovani”, che in un modo o nell’altro devono pur campare. Il Welfare per i “bamboccioni” è rappresentato dalle famiglie. Si, proprio così: se non fosse per i genitori molti ragazzi sarebbero allo sbando. Altro che protocolli statali.

Migliaia di genitori mettono mano al portafogli, sentendosi responsabili delle condizioni dei loro figli. Quelli che negli Usa vengono chiamati G generation (generazione G), hanno fatto il sessantotto, hanno inventato il rock e una serie di mode che i nostri giovani, e giovanissimi, prendono e fanno proprie senza sapere neanche il motivo. Mode? Si … solo ed esclusivamente mode: jeans a zampa, minigonne, stivaloni con tacchi improponibili… solo solamente mode e non strumenti o segnali di protesta. Ci manca solo che qualche ragazzina bruci pubblicamente il suo reggiseno. Immagino già la risposta alla domanda: «Perché l’hai fatto?». Risposta: «Perché è figo!».

Rata della macchina, del cellulare, della palestra, del finanziamento ottenuto per andare in vacanza questa estate… rate su rate… nella società del consumo spropositato e dissennato, abbiamo dimenticato cos’è veramente essenziale. Diciotto anni: la macchina ci vuole… Quindici anni: il cellulare pure… e la scusa è: «Mamma e Papà mi possono controllare meglio... ». Eccerto… poi il modo per rendersi irraggiungibile si trova sempre… La G generation ha dimenticato che senza una miriade di cose fondamentalmente inutili, oggi come ieri, si stava meglio. Qualcuno forse ci pensa pure, ma … per non far sentire i propri figli dei “diversi” (non nel senso “sessuale” del termine) li riempie di coccole e quattrini. Ed ecco che così anche ai trentenni 900 euro non bastano, a meno che non vuoi farti etichettare come un “poveraccio”.

Trentenni… stanchi… stufi… vissuti tra le coccole e lobotomizzati dalla televisione. Incapaci di adattarsi al lavoro precario… si l’ho detto! Incapaci! Del resto se quel che offre il mercato è questo, diamoci da fare… Ma parlare serve a poco. Bisognerebbe lottare… ma è troppa fatica. Meglio attendere…

Genitori, ideatori e fondatori di una generazione con “le palle”, quella del sessantotto e degli anni che ne hanno preso l’eredità, hanno una sola colpa. Non hanno insegnato ai loro figli a lottare. A lottare per le cose giuste, per uno stato sano, per una politica sana, per veder affermata la meritocrazia. Del resto gran parte di quelli che manifestavano in piazza, sbandierando ogni qual volta la lotta di classe, hanno fatto carriera in breve tempo lasciando in cambio ai potenti il loro cervello. Di sicuro non meritavano una carriera fortunata e veloce, ma ora non pestano i piedi al potere… così come i loro figli…

Pubblicato il 27/10/2007 alle 16.56 nella rubrica Formichine bamboccione .

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